AI Act e contenuti di marketing: cosa devi dichiarare, cosa no, da quando
Dal 2 agosto 2026 l'art. 50 dell'AI Act è applicabile. Per una PMI contano tre casi: il testo scritto con ChatGPT, il chatbot sul sito, le immagini. Ti spieghiamo chi deve fare cosa e quale scadenza cade il 2 dicembre 2026.
AI e marketing6 min di letturaRedazione ALDEIA
Il 2 dicembre 2026 scade un termine dell’AI Act che riguarda chi costruisce gli strumenti, non chi li usa. L’articolo 50, quello sulla trasparenza, è applicabile dal 2 agosto 2026, e dal 23 ottobre l’Italia ha il decreto che dice chi controlla. Se usi ChatGPT per i post, hai un chatbot sul sito o pubblichi immagini fatte con l’AI, le tre date ti toccano in modo diverso.
Questa è una lettura del testo, non una consulenza legale: per i casi dubbi serve un legale.
Le tre date
L’AI Act (Regolamento UE 2024/1689) dedica l’articolo 50 alla trasparenza. Distingue due figure: il fornitore, che sviluppa il sistema di IA o lo mette sul mercato, e il deployer, cioè chi lo usa nella sua attività. Tu, quando scrivi un post con ChatGPT, sei deployer.
- 2 agosto 2026: gli obblighi di trasparenza si applicano. La Commissione li riassume così: etichettare con chiarezza i deepfake, etichettare il testo generato o manipolato dall’IA pubblicato su questioni di interesse pubblico, informare le persone quando parlano con un sistema interattivo come un chatbot [fonte: Commissione europea, 10 giugno 2026].
- 27 luglio 2026: è entrato in vigore il Regolamento (UE) 2026/1744, il cosiddetto Digital Omnibus sull’IA, pubblicato in GU UE il 24 luglio. Entra in vigore il terzo giorno dopo la pubblicazione (art. 4) [fonte: EUR-Lex 2026/1744]. Per l’articolo 50 le modifiche che abbiamo trovato riguardano il paragrafo 7 e il periodo transitorio dell’articolo 111. Dopo la modifica, se il codice di buone pratiche è inadeguato la Commissione può adottare un atto di esecuzione con norme comuni.
- 2 dicembre 2026: il periodo transitorio. I fornitori di sistemi che generano contenuti sintetici già immessi sul mercato prima del 2 agosto 2026 devono adottare le misure per conformarsi al paragrafo 2 dell’articolo 50 entro questa data (art. 111, par. 4, come modificato) [fonte: EUR-Lex 2026/1744].
Il paragrafo 2 è la marcatura: gli output di chi genera audio, immagini, video o testi sintetici devono essere marcati in un formato leggibile dalle macchine e rilevabili come generati o manipolati artificialmente [fonte: EUR-Lex 2024/1689]. È un obbligo tecnico, di chi sviluppa il modello. Non devi implementarlo tu.
Il 10 giugno 2026 la Commissione ha pubblicato il codice di buone pratiche su marcatura ed etichettatura. Il codice è volontario [fonte: Commissione europea, 10 giugno 2026]: aiuta fornitori e deployer a dimostrare di seguire le regole, ma non è un obbligo in sé.
Caso 1: il post scritto con ChatGPT
Devi scrivere «testo generato con l’AI» sotto ogni post? Dipende da cosa pubblichi. Il paragrafo 4 dell’articolo 50 dice che i deployer rendono noto che il contenuto è stato generato o manipolato artificialmente quando si tratta di un testo pubblicato allo scopo di informare il pubblico su questioni di interesse pubblico. C’è un’eccezione: il contenuto ha subito una revisione umana o un controllo editoriale e una persona ne ha la responsabilità editoriale [fonte: EUR-Lex 2024/1689].
Tre esempi:
- Post su un prodotto, una promozione, un evento in negozio. Non informa il pubblico su una questione di interesse pubblico. Secondo la nostra lettura non rientra nell’obbligo.
- Articolo del blog su una norma, un tema di sicurezza, un servizio pubblico. Più vicino al perimetro. Se lo rivedi e lo firmi tu o un collaboratore, l’eccezione della revisione umana si applica.
- Comunicato su un fatto di cronaca locale. È il caso tipico: serve la revisione con un responsabile identificato, oppure la dichiarazione.
La regola guarda a cosa pubblichi e a chi ne risponde, non allo strumento. Un testo che esce senza che nessuno l’abbia letto è un problema anche senza AI Act.
Caso 2: il chatbot sul sito
Il paragrafo 1 dell’articolo 50 chiede che i sistemi di IA destinati a interagire direttamente con le persone siano progettati in modo che chi li usa sappia di parlare con un’IA, salvo che sia evidente dalle circostanze [fonte: EUR-Lex 2024/1689]. La Commissione indica che l’obbligo si applica dal 2 agosto 2026. Nelle parti del Digital Omnibus che abbiamo letto, il paragrafo 1 non è toccato.
Il punto da chiarire è chi sei tu. L’obbligo di progettazione è del fornitore. Se compri un chatbot già fatto, il fornitore è chi lo sviluppa e tu lo usi. Se lo costruisci o lo personalizzi a tuo nome, la qualifica può cambiare: è una domanda da fare a un legale, con il contratto davanti.
Qualunque sia la risposta, quattro accorgimenti:
- Scrivi nel primo messaggio che si parla con un assistente automatico.
- Non dare al chatbot nome e foto da persona senza dire che è un’IA.
- Offri sempre un modo per parlare con una persona: telefono, modulo, email.
- Se raccoglie dati personali, controlla l’informativa privacy: è un altro tema, e vale da prima.
Caso 3: le immagini, in breve
Per immagini, audio e video generati o manipolati con l’AI valgono due cose distinte. Il fornitore marca gli output (paragrafo 2). Chi pubblica un deepfake, cioè un contenuto che assomiglia a persone, oggetti, luoghi o eventi reali e potrebbe sembrare autentico, lo dichiara (paragrafo 4). Per opere manifestamente artistiche, creative o satiriche basta un’indicazione che non ostacoli la fruizione [fonte: EUR-Lex 2024/1689].
Un’immagine di prodotto stilizzata non è un deepfake. Una foto realistica di un evento mai avvenuto, o di una persona reale che dice cose mai dette, lo è.
Obbligo del fornitore e obbligo di chi usa
| Chi | Cosa | Art. 50 | Da quando |
|---|---|---|---|
| Fornitore del chatbot | Progettarlo perché si capisca che è un’IA | par. 1 | 2 agosto 2026 |
| Fornitore del modello | Marcatura leggibile dalle macchine | par. 2 | 2 agosto 2026, per i sistemi già sul mercato 2 dicembre 2026 |
| Tu, se pubblichi un deepfake | Dichiararlo | par. 4 | 2 agosto 2026 |
| Tu, se pubblichi testi di interesse pubblico senza revisione | Dichiararlo | par. 4 | 2 agosto 2026 |
Chi controlla in Italia
Il D.Lgs. 7 ottobre 2026, n. 179 è stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 234 dell’8 ottobre 2026 ed è in vigore dal 23 ottobre. Indica AgID e ACN come autorità nazionali per l’IA. L’ACN è l’autorità di vigilanza del mercato per i sistemi di IA in generale, con attività ispettive e sanzionatorie. Per alcuni settori vigilano anche Banca d’Italia, CONSOB, IVASS e il Garante, che conserva le sue competenze, i compiti e i poteri sui dati personali. Quale autorità controlli l’articolo 50 nel tuo caso va verificato sul decreto [fonte: Normattiva, D.Lgs. 179/2026].
Le sanzioni stanno nella sezione V del decreto (articoli da 19 a 25), con importi massimi che dipendono dalla violazione. Non indichiamo cifre: vanno lette negli articoli in Gazzetta Ufficiale, caso per caso.
Prima del 2 dicembre
- Elenca gli strumenti AI che usi per testi, chatbot, immagini. Accanto a ciascuno scrivi se l’hai comprato fatto o l’hai configurato tu.
- Fissa una regola per i testi: ogni contenuto pubblicato è letto e approvato da una persona con nome e cognome. È l’eccezione prevista dall’articolo 50.
- Aggiungi al chatbot la riga di presentazione e il rimando a una persona.
- Chiedi ai fornitori cosa faranno per la marcatura entro il 2 dicembre. Se non sanno rispondere, lo sai.
- Scrivi due pagine interne: chi può usare l’AI, per cosa, e chi approva. Servono anche quando un cliente ti chiede come lavori.
Se vuoi mettere ordine in tutto questo, procedure e responsabilità le seguiamo nel servizio governance e conformità all’AI Act. Se il chatbot è da fare o da sistemare, ne parliamo in chatbot e assistenti virtuali. Per far capire al team cosa si può fare e cosa no, c’è la formazione AI per il team.
Domande frequenti
Devo dichiarare che un testo è scritto con l'AI?
Non sempre. L'art. 50, par. 4, impone a chi pubblica di dichiararlo solo per i testi destinati a informare il pubblico su questioni di interesse pubblico, e non se c'è revisione umana con un responsabile editoriale. Secondo la nostra lettura, un post commerciale rivisto da una persona non rientra in quel caso.
Il chatbot sul mio sito deve dire che è un'AI?
Sì, a meno che sia ovvio. L'art. 50, par. 1, chiede che le persone sappiano di parlare con un sistema di IA. L'obbligo di progettazione è del fornitore. Se lo configuri tu, la scritta nel primo messaggio è la scelta più semplice.
Cosa succede il 2 dicembre 2026?
Scade il periodo transitorio per i fornitori. Chi ha immesso sul mercato prima del 2 agosto 2026 un sistema che genera contenuti sintetici deve adeguarsi all'art. 50, par. 2, cioè alla marcatura leggibile dalle macchine, entro il 2 dicembre 2026.
Chi controlla l'AI Act in Italia?
AgID e ACN. Il D.Lgs. 179/2026, in vigore dal 23 ottobre 2026, le indica come autorità nazionali per l'IA. L'ACN vigila sul mercato dei sistemi di IA, con poteri ispettivi e sanzionatori. Per alcuni settori vigilano anche Banca d'Italia, CONSOB, IVASS e il Garante.
Fonti
- Regolamento (UE) 2024/1689 (AI Act), art. 50, obblighi di trasparenza
- Regolamento (UE) 2026/1744 (Digital Omnibus sull'IA), GU UE del 24 luglio 2026: art. 1, punti 20 e 39 (art. 50 par. 7 e art. 111 par. 4) e art. 4
- Commissione europea, codice di buone pratiche su marcatura ed etichettatura dei contenuti generati dall'IA, 10 giugno 2026
- D.Lgs. 7 ottobre 2026, n. 179, GU n. 234 dell'8 ottobre 2026, in vigore dal 23 ottobre 2026 (Normattiva)
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